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Biografia
Anna
Fraternali nasce nel 1948 a Roma, dove vive e lavora.
Sempre a
Roma, nel 1969, termina gli studi artistici;successivamente inizia un lavoro
di ricerca nell’ambito del disegno tessile.
Dal 1973 dà
principio alla sua carriera artistica esponendo per varie Mostre Collettive
e Personali in diverse città d’Italia.
A Parigi,
dove vivrà dal 1990 al 1993, espone alla Galleria Salammbò e, quale
decoratrice, collabora con studi d’arredamento d’interni.
Tornata in
Italia, continua il suo lavoro di pittrice e decoratrice.
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questo silenzioso dialogo fra psiche e vita, Anna Fraternali incarna nella
sua pittura un momento fondamentale della nostra ricerca di identità;
l’attimo della pittura, della prigionia, dell’assurdo ma anche la speranza e
il lavoro della liberazione. Dall’uscita del bosco dell’immaginario, come
quel camion che è vero, o le navi nel porto di NewYork.
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Terminava
così la presentazione al catalogo di Elio Mercuri su una mia mostra di
qualche tempo fa. Da allora, la mia ricerca sull’immagine s’è mutata, pur
mantenendo la volontà di capovolgere il reale con l’inconscio, il paesaggio
col sogno e, soprattutto, la paura con la fiducia di rintracciare segni e
principi.
Inizialmente
il percorso è stato quasi contemplativo: vegetazione che sostituiva, e di
certo invadeva ridisegnandole, strutture di cemento; oppure sagome simili a
foglie che sovrapponendosi e mutando di colore ritraevano un libero percorso
sovrapposto e “appassionatamente” strutturato, del tutto simile – nella mia
intenzione – a quelli del pensiero e del sapere che cerca. E poi
dell’inconscio, che trama e non s’annuncia,
Tale mio
amore per l’intreccio che si evolve su se stesso sia liberando l’apparente
che suggerendo un contenuto, mi ha poi stimolato la ricerca su nuove
materie. Ed è così che il supporto classico del pittore, la tela, è
divenuto muro, con sopra l’affresco… quasi un ‘fuori tempo'.
Sempre con
l’idea di risolvere il mio modo di fare pittura in chiave mentale – quel
modo, cioè, di esprimersi che conduce alla critica dell’occhio della mente –
d’avanti alla tela/muro, ho rafforzato il gesto, che inizialmente non
accompagna il pennello ma intaglia, traccia un percorso
astrattistico-concreto in forma che tende ad esibire il casuale e nascondere
il razionale.
Cercare la
parete per me è significato scoprire uno spazio in cui colloco graffi e
risonanze attraverso le stesse vibrazioni già usate con le sagome a foglia,
che nello stesso modo promettono ma che si caricano dell’azione pesante che
incide, che marca e rincorre.
Ma la psiche,
i percorsi, l’attesa, le fatiche non sono solo tinte di amaro delle ferite
dello scavo, giacché, poi, il “muro” s’accende di variazioni cromatiche che
vorrei declamassero come totalità e spirito s’enunciano al di là
dell’aspetto reale e generico del mondo.
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